L’Anima

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Anima:

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Psiche, personificazione dell’anima nella mitologia greca

L’anima (dal latino anima, connesso col greco ànemos, «soffio», «vento»), in molte religionitradizioni spiritualifilosofie, è la parte spirituale ed eterna di un essere vivente, comunemente ritenuta indipendente dal corpo, poiché distinta dalla parte fisica. Tipicamente si pensa che consista della coscienza e della personalità di un essere umano, e può essere sinonimo di «spirito», «mente» o «io». Si crede che l’anima continui a vivere dopo la morte fisica della persona, e alcune religioni postulano che sia Dio a creare o generare le anime. In alcune culture, si dice che gli esseri viventi non umani e, talvolta, altri oggetti (come i fiumi) abbiano un’anima, una credenza nota come animismo.

I termini «anima» e «spirito» vengono spesso usati come sinonimi, anche se il primo è maggiormente legato al concetto di individualità di una persona.01

Anche le parole «anima» e «psiche» possono essere considerate come sinonimi, sebbene «psiche» abbia connotazioni relativamente più fisiche, mentre l’anima è collegata più strettamente alla metafisica e alla religione. Nella Grecia antica si faceva a volte riferimento all’anima con il termine psyche, da collegare con psychein, «respirare», «soffiare». Nell’Induismo in generale si fa riferimento all’Ātman.

Indice

 

Il concetto di anima nella filosofia occidentale

Greci

Il concetto di anima compare la prima volta con Socrate, il quale ne fece il centro degli interessi della filosofia. Prima di lui, i filosofi erano soliti occuparsi di questioni attinenti al mondo o la natura, e la nozione di anima possedeva connotati esclusivamente mitologici, ad esempio negli autori epici come OmeroVirgilio, dove era assimilata ad un “soffio” che abbandona il corpo nel momento della morte; allora si riteneva che essa avesse soltanto la consistenza di un’ombra, capace di sopravvivere nell’Ade ma senza più poter esplicare la sua energia vivificatrice.

È solo con Socrate, e col suo discepolo Platone, che sarà utilizzato il termine psyché (anima) per designare il mondo interiore dell’uomo, a cui viene ora assegnata piena dignità.

« Il concetto di psiche inventato da Socrate e codificato da Platone è centrale a questo proposito: Socrate diceva che il compito dell’uomo è la cura dell’anima: la psicoterapia, potremmo dire. Che poi oggi l’anima venga interpretata in un altro senso, questo è relativamente importante. Socrate per esempio non si pronunciava sull’immortalità dell’anima, perché non aveva ancora gli elementi per farlo, elementi che solo con Platone emergeranno. Ma, nonostante più di duemila anni, ancora oggi si pensa che l’essenza dell’uomo sia la psyche. Molti, sbagliando, ritengono che il concetto di anima sia una creazione cristiana: è sbagliatissimo. Per certi aspetti il concetto di anima e di immortalità dell’anima è contrario alla dottrina cristiana, che parla invece di risurrezione dei corpi. Che poi i primi pensatori della Patristica abbiano utilizzato categorie filosofiche greche, e che quindi l’apparato concettuale del cristianesimo sia in parte ellenizzante, non deve far dimenticare che il concetto di psyche è una grandiosa creazione dei greci. L’Occidente viene da qui. »

Secondo Platone, l’anima è per sua natura simbolo di purezza e spiritualità. Ha la sua origine nel soffio divino (da cui il significato stesso della parola, ossia: ventosoffio). Essa non ha un inizio, in quanto è ingenerata; ed è immortale e incorporea. L’anima presente in ogni uomo sarebbe inoltre un frammento dell’anima del mondo.02 Secondo la contrapposizione gnostica tra Dio (pura perfezione, bene) e materia (imperfezione, male), ripresa dallo stesso Platone, l’anima sarebbe stata calata da Dio in un corpo materiale e perciò contaminata dall’intrinseca malvagità della materia stessa.

Nel tentativo di superare il dualismo platonico, Aristotele intende l’anima come entelechia, cioè forma e principio di vita che anima e governa il corpo. Di tale principio egli distingue le funzioni, personificandole in tre anime:

  • anima vegetativa, che governa le funzioni fisiologiche istintive (quelle che noi chiamiamo “animali”, appunto: nutrizione, crescita, riproduzione);
  • anima sensitiva, che presiede al movimento e all’attività sensitiva;
  • anima intellettiva, che è la fonte del pensiero razionale e governa la conoscenza, la volontà e la scelta.

Un principio di eternità riposa nell’anima intellettiva, che per ciò risiede nel singolo corpo ma non ne dipende. Tuttavia, Aristotele non chiarisce i rapporti tra quest’anima e le altre, né se l’eternità dell’anima intellettiva sia anche individuale.

Per Plotino l’Anima è la terza ipostasi, la cui essenza è immortale, intellettiva e divina. Vi è un’anima universale, emanazione della sovra-realtà dell’Intelletto, che plasma e vitalizza l’intero universo (diventando Anima del mondo), e anime individuali, per tutti gli esseri viventi. Seguendo il Timeo di Platone, Plotino attribuisce anime anche agli astri e ai pianeti. La singolarità del pensiero di questo filosofo riguardo l’anima sta nel suo averla sdoppiata in “Anima superiore”, originaria e legata al divino, e “Anima inferiore” (appunto Anima del mondo), preposta al governo del cosmo o, nel caso degli individui, al governo del corpo.

L’anima originaria per il filosofo non è mai oggetto di “caduta” e non discende mai nel mondo materiale. La discesa nel corpo consiste infatti in una propensione (“inclinazione”) verso il sensibile e il particolare che si realizza in una sorta di emanazione.03 L’anima originale (a. superiore) produce così una specie di riflesso, una seconda parte dell’anima (a. inferiore) la cui funzione consiste nel muovere e guidare il corpo. Ciò avviene sia a livello individuale (ogni essere vivente possiede infatti un’anima superiore rivolta all’Intelletto e in perenne contemplazione, e un’anima inferiore, visibile come governo dell’anima e identificata con l’Io terreno) che a livello universale (l’Anima ipostasi, che procede dall’intelletto, emana da sé l’anima del mondo – l’anima inferiore dell’universo – che plasma e muove armoniosamente il tutto). Per quanto riguarda l’etica, Plotino ritiene che l’anima superiore sia esente dal peccato e dalla corruzione,04 questo perché i comportamenti e gli atteggiamenti scorretti sono esclusivamente da riferire all’anima inferire e al suo commercio con la materia. Il percorso dell’anima e la sua conversione è un processo dell’anima inferiore, che può elevarsi verso le prime realtà attraverso l’unione e il riassorbimento con l’anima superiore. Le due anime possiedono ciascuna funzioni cognitive proprie:05 entrambe sono dotate di capacità di pensiero, anche se si tratta di modalità di pensiero differenti e di immaginazione. Per Plotino – come per PlatoneAristotele – l’immaginazione è funzione della memoria, quindi il suo sdoppiamento dà luogo a due tipi diversi di ricordi06 (per l’anima inferiore si tratta ricordi di oggetti sensibili e di esperienze terrene, mentre per l’anima superiore si tratta di reminiscenza). La comunicazione tra le due anime avviene continuamente in maniera spontanea proprio attraverso il continuo confronto dei ricordi sensibili provenienti dal basso con gli archetipi contemplati dalla parte superiore. Le passioni sono invece tipiche dell’anima inferiore, anche se in alcuni passi07 si parla di passione in riferimento all’anima superiore, si tratta di un desiderio ancestrale che la tiene unita all’Intelletto.

Latini

I latini, come è noto, non furono grandi speculatori di pensiero astratto, e utilizzarono serenamente per le proprie speculazioni filosofiche strutture provenienti da altre culture. Tanto che il grande filosofo-poeta epicureo Lucrezio, all’inizio del suo De rerum natura, afferma di non sapere in cosa consista la natura dell’anima, limitandosi ad accennare alle teorie correnti, compresa quella dellareincarnazione, senza mostrare alcun interesse a privilegiarne una:

(LA)

« Ignoratur enim quae sit natura animai,
nata sit an contra nascentibus insinuetur
et simul intereat nobiscum morte dirempta
an tenebras Orci visat vastasque lacunas
an pecudes alias divinitus insinuet se
»
(IT)

« S’ignora infatti quale sia la natura dell’anima,
se sia nata o al contrario s’insinui nei nascenti,
se perisca insieme con noi disgregata dalla morte
o vada a vedere le tenebre di Orco e gli immani abissi,
o per volere divino s’insinui in animali d’altra specie »
(Lucrezio, De rerum natura, I, 112-116)

Riecheggia questa indifferenza filosofica – accanto ad un sentimento personale di compassione – la piccola ode dell’imperatore Adriano, due secoli dopo (i cui primi versi sono noti ai moderni soprattutto per essere stati posti da Yourcenar in testa alle sue Memorie di Adriano):

(LA)

« Animula vagula, blandula,
Hospes comesque corporis,
Quæ nunc abibis in loca
Pallidula, rigida, nudula,
Nec, ut soles, dabis iocos.
»
(IT)

« Piccola anima smarrita e soave,
compagna e ospite del corpo,
ora t’appresti a scendere in luoghi
incolori, ardui e spogli,
ove non avrai più gli svaghi consueti. »

Anima Mundi

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Anima del mondo.

Concetto di origine orientale denominato Atman e, probabilmente attraverso gli orfici o i pitagorici, arrivato a Platone che nel Timeo (34 b) la chiama megàle psyché (“grande anima”). Richiamandosi alla tradizione dell’ilozoismo arcaico, per il quale il mondo è una sorta di grande animale, Platone lo vede supportato dall’Anima del Mondo, infusagli dal Demiurgo, che impregna il cosmo e gli dà vitalità generale.

Alcuni autori cristiani lo identificarono con lo Spirito Santo, anche se il termine risultò piuttosto sospetto a qualche teologo cristiano in quanto evocava princìpi panteistici come il Logos degli stoici o la terza ipostasi di Plotino, chiamata appunto anima.

Attraverso il neoplatonismo di Plotino e dei suoi epigoni il concetto, con varie denominazioni, arriva alla cultura rinascimentale e ha un importante rilancio a cominciare da Marsilio Ficino, seguito più tardi da Giordano Bruno. È una nozione particolarmente cara al pensiero magicomistico, che viene elaborata in occidente non oltre il periodo romantico (Schelling), e tende a riemergere in fasi culturali di crisi del razionalismo materialista.08

Il concetto di anima nelle religioni monoteiste

Ebraismo

Soprattutto negli insegnamenti della Torah, nell’Ebraismo, nella letteratura rabbinica classica, è possibile trovare diverse descrizioni dell’anima dell’uomo. In quanto entità celeste, l’anima è la parte della persona che mantiene la purezza e, dopo la morte, anche quando macchiata da gravi guasti o da peccati, comunque passibili di espiazione anche in vita attraverso la Teshuvah intesa come pentimento nel ritorno del penitente a Dio, essa può sostare nel Ghehinnom per essere purificata completamente dalle conseguenze delle proprie trasgressioni e dall’istinto cattivo cui fu soggetta in vita: se non compiuta in vita, la purificazione dopo la morte nel Ghehinnom avviene nell’immersione nel fiume di fuoco Dinur e nella neve celeste, simboli metaforici dell’espiazione. Dopo la purificazione completa ogni anima può quindi ascendere al Gan Eden dove sono presenti molti livelli secondo i meriti e la natura dell’anima che vi giunge.

Le anime esistono ancor prima di essere poi unite al corpo e costituire gli individui del Mondo come vediamo; per aver preso parte al Mondo spirituale prima della nascita, come Adamo ed Eva nelGiardino dell’Eden, gli individui vi sono protesi ed ispirati istintivamente. Nel trattato del Talmud di Niddah è scritto che prima della nascita Dio obbliga l’anima a giurare di non trasgredire le Mizvot. Inoltre, prima della nascita, l’anima viene portata da Dio dinanzi al Gan Eden per vedere le anime degli Zaddiqim lì presenti e poi dinanzi al Ghehinnom dove sente chi lì viene punito riconoscere e richiamare la Misericordia divina.

Nell’era messianica l’uomo avrà un rapporto di maggiore profondità con l’anima, le sue potenzialità, i suoi poteri e con i suoi riferimenti spirituali che saranno maggiormente manifesti.

Le cinque tipologie fondamentali di anima ed i loro livelli

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Mondo Superiore.

Nella Bibbia ebraica vi sono più termini che, anche nelle elaborazioni successive delle varie religioni, sono stati collegati al concetto di anima.

Saadiah GaonMaimonide spiegano il classico insegnamento rabbinico sull’anima nel confronto e tramite la critica alla filosofia neo aristotelica. Il primo sostiene che l’anima è quella parte dell’uomo che è costituita di desideri fisici, emozioni e pensiero.09 Nella Guida dei Perplessi il secondo intende l’intelletto sviluppato privo di sostanza natura intrinseca dell’anima; invero esiste un aspetto dell’anima, definito desiderio, che è oltre l’intelletto, lo trascende ed è rivolto a Dio così intensamente da essere paragonato al momento in cui, ai piedi del monte Sinai durante la proclamazione deidieci comandamenti, l’anima dei figli di Israele li lasciò momentaneamente per l’effetto straordinario dell’esperienza divina estatica: è il desiderio estatico disinteressato rivolto a Dio al di là dei benefici ricevuti.

« L’anima si manifesta nella persona come Neshamah, il soffio vitale, la coscienza; Ruach, lo spirito, l’emozione; e Nefesh, l’integrazione del corpo, il nutrimento dell’anima. Le tre manifestazioni dell’anima accendono la persona come il fuoco illumina una lampada, Nefesh come lo stoppino, Ruach come l’olio e Neshamah come la fiamma, come sta scritto: Lo spirito dell’uomo è una fiaccola del Signore che scruta tutti i segreti recessi del cuore (Prov20,27»

Nella Qabbalah e nello Zohar (un trattato di mistica) l’anima è vista come composta da tre elementi basilari, NefeshRuachNeshamah, in rari casi con l’aggiunta dei più elevati ChayyahYechidah. Ruach e Neshamah sono parti dell’anima non presenti dalla nascita ma si creano lentamente col passare del tempo. Il loro sviluppo dipende dall’agire e dalle credenze dell’individuo mentre Chayyah e Yechidah si trovano solo negli Zaddiqim. Di esse si dice che esistano in forma completa negli individui spiritualmente avanzati. Essi sono solitamente spiegati in questi termini:

Anima Livello-Uomo Sefirot Mondi Esegesi
Chayyah Adam Khokhmah Atzilut Sod
Neshamah Ghever Binah Beryiah Drush
Ruach Enosh Zeir Anpin Yetzirah Remez
Nefesh Yish Malkhut Assiyah Pshat
  • Nèfesh (נפש in lingua ebraica) indica l’uomo come essere vivente. Nel canone ebraico la parola nèfesh ricorre 754 volte, la prima delle quali in Genesi 1.20. La costituzione dell’uomo come “Nefesh” è descritta in Genesi 2,7:
« Dio il Signore [YHWH] formò l’uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici l’alito vitale e l’uomo divenne un’anima vivente.10 »
Riguarda la parte inferiore e le “funzioni animali” dell’anima ed è compito degli individui renderla divina, anche vincendo contro la cattiva inclinazione e non esserle più attaccato. Si riferisce agli istinti e funzioni vitali. Si trova in tutti gli uomini. Affine alla concezione della psiche è all’origine della natura fisica e riguarda soprattutto la vitalità del corpo, l’istinto, la psicologia più semplici e l’intelletto, la consapevolezza dell’esistenza e della Presenza divina nel Mondo e la facoltà di donare ed aiutare: esse sono definite distintamente Nefesh Behamit, l’anima “animalesca”, Nefesh Ha’sichlì, l’anima intellettuale, e Nefesh E-lokit, l’anima divina. Il livello di Nefesh haChayyah può essere raggiunto con lo studio approfondito della Torah.
Il nefesh non si identifica con il soffio di vita che proviene da Dio, ma indica il respiro. In questo senso l’essere animato [Nèfesh], quando ne viene incluso dopo la morte, è compreso nel luogo identificato con il Gan edenParadiso e con lo Sheol o Inferi. Si dice che al momento della morte nefesh rimanga con il corpo sino al definitivo completamento di esso nella tomba anche nel legame con RuachNeshamah: Nefesh, principalmente legata al corpo rimasto senza vita, si riunisce poi con le altre anime della persona deceduta già giunte alla destinazione prestabilita anche se una sua parte resta assieme al corpo: questo non esclude l’unità di ciò che viene definito “anima” in quanto la percezione ultraterrena della persona deceduta riguarda il proprio coinvolgimento nell’Unità divina.
Presente ancora un’interpretazione secondo cui anche gli oggetti inanimati e quindi la Natura sono dotati di una sorta di nefesh non paragonabile però a quella degli animali o a quella degli essere umani, essa è infatti minore e con modalità riconoscibili differenti.
  • Ruach (ebr. רוח): il termine Ruach, da cui Ruach haQodesh (Spirito Santo), è in greco pnéuma e in latino spiritus. Pnèuma deriva dal verbo pnèo, che significa “respirare” o “soffiare”, e si ritiene che anche l’ebraico rùach derivi da una radice che ha lo stesso significato, ed indica l’alito vitale comunicato da Dio all’uomo.
L’anima mediana, o spirito. Essa consiste nelle virtù morali e nella capacità di distinguere il bene dal male. Nel linguaggio moderno è analoga alla psiche o all’ego. Riguarda principalmente le emozioni.
Ruach può essere raggiunta con lo studio della Torah e l’osservanza delle Mizvot.
Ruach assume la sembianza del corpo della persona quando era in vita, il Talmud infatti narra episodi in cui vennero viste persone decedute.
  • Neshamah (ebr. נשמה): è l’anima superiore, il  più elevato. Essa distingue l’uomo da tutte le altre forme di vita. Riguarda aspetti più elevati dell’intelletto e permette all’uomo di godere e beneficiare dei livelli superni della vita dell’aldilà.11
Questa parte permette una consapevolezza maggiore dell’esistenza e presenza di Dio ed è stretta alla sapienza delle modalità divine.
La Torah insegna che durante il giorno santo del Sabato ogni Ebreo riceve un’anima aggiuntiva che lo fa entrare nella solennità di questo giorno, chiamato patto tra Me ed i figli d’Israelegiorno della fede: in ebraico il nome dell’anima supplementare dello Shabbat è Neshamah yeterà, aspetto eccelso della Neshamah che permette di legarsi alla comprensione ed alla percezione spirituali ed intellettuali più alte della fede, della Torah nei suoi segreti più nascosti, l’approccio delle quali si fa più sottile ed ampio anche nel godimento consapevole della delizia di questo giorno santo e buono. La concessione della Neshamah yeterà permette quindi all’Ebreo di legarsi a Dio ed alle Sue parti eccelse delle fonti spirituali diversamente dagli altri giorni quando invece Neshamah è anche collegata a Nefesh ed a Ruach, e questo sia spiritualmente sia intellettualmente, in quest’ultimo caso anche perché nello Shabbat vengono aperti tutti i cancelli superni della Torah.

Molti studiosi del Talmud ritengono che l’infusione dell’anima nell’embrione avvenga non prima del quarantesimo giorno.
Chi ne abbia il privilegio può raggiungere Ruach a partire dall’età di 13 anni e Neshamah dai 20 anni di età, come già detto Nefesh è già presente anche alla nascita.

Si ritiene che Nefesh risieda nel fegato, in ebraico kaved, Ruach nel cuore, lev, e Neshamah nel cervello, moach: le iniziali di queste tre parole formano la parola melekh che significa re e riguarda il livello raggiunto dalla persona in cui vi siano le tre anime suddette e che permette di essere considerata come un re per il grado di sapienza, conoscenza ed intelligenza, per la consapevolezza ed il controllo delle emozioni e degli istinti.
L’anima pervade comunque tutto il corpo.

Chi capace e particolarmente elevato spiritualmente può elevare Nefesh oltre il livello semplice della vitalità delle funzioni vitali fisiche ed includerla in modo completo nella santità, la Qedushah.

Nello Zohar si dice che, dopo la morte, si dissolve l’apporto di Nefesh al corpo pur restando ad esso legato per un periodo, il Ruach si trasferisce in una sorta di stato intermedio dove è sottoposto ad un processo di purificazione ed entra in una specie di “paradiso transitorio”, mentre Neshamah ritorna alla sua fonte divina. Si ritiene che dopo la resurrezione RuachNeshamah, anima e spirito, si riuniscano in una forma definitiva trasmutata.

Questi tre livelli sono necessari per giungere alla ricezione di quelli della profezia. La Sefirah principalmente correlata a Nefesh è Malkhut, le sei, da Chessed a Yessod, a Ruach mentre Binah a Neshamah; talvolta la correlazione avviene tra Binah e Nefesh, Tiferet e Ruach, Malkhut e Neshamah.

Con riferimento all’anima soffiata nelle narici del primo uomo, Adamo, lo Zohar insegna che la Neshamah derivò dalla Shekhinah Superiore, Ruach è legato a Zeir Anpin mentre Nefesh venne dalla Shekhinah Inferiore.

Anche secondo Chaim Luzzatto (Derech haShem) anche alcuni non-ebrei possono giungere sino al livello di Neshamah.

Il Raaya Meheimna, un trattato cabbalistico pubblicato assieme allo Zohar, aggiunge due parti ulteriori all’anima umana: ChayyahYehidahGershom Scholem scrive che essi sono considerati i livelli più sublimi della cognizione intuitiva, e si trovano solo in pochi individui eletti:

  • Chayyah (ebr. חיה): chiamata anche Neshamah di Neshamah è la parte dell’anima che permette la consapevolezza della forza della vita divina stessa;
  • Yechidah (ebr. יחידה): il livello più elevato dell’anima, nella quale si raggiunge la più intima unione con Dio; anche secondo l’Arizal in Yechidah non è presente il male.

Quelli dell’anima sono livelli cui l’uomo può generalmente accedere nel corso della propria vita per gradi ed elevazioni nella coscienza, nella consapevolezza, nella spiritualità e nella santità. Dio dona Nefesh al principio della vita dell’individuo ed è compito di essa dirigere la propria interiorità, le proprie intenzioni, le proprie azioni ed i propri coinvolgimenti verso la spiritualità nell’atto di portare l’aspetto materiale verso la meta della spiritualità. Una volta raggiunto ciò e purificatosi in questa predisposizione Dio lo prepara per ricevere Ruach che domina Nefesh e gli permette di conseguire intenzioni più elevate con una coscienza più ampia; la persona così elevata attraverso Nefesh e Ruach, ormai raggiunte le dinamiche e le forme del servizio spirituale per Dio, se questo sarà buono e corretto, può raggiungere Neshamah che, un livello più alto, comunque secondo la natura della persona stessa, è ancora più santo e domina gli altri livelli. Il livello di Neshamah permette di raggiungere Binah ed in tale individuo sono predisposte le attitudini e le modalità delle Sefirot: solo così egli potrà essere definitivamente nominato adorato del Santo Benedetto Egli sia.

maestri ebrei spiegano che durante il sonno l’anima giunge a Dio divenendo così purificata nuovamente, ritemprata e “pulita” sino a quando ritorni con il risveglio dell’individuo; questo aspetto è diverso dalla morte ed effettivamente l’anima rimane comunque continuamente legata al corpo.

Un aspetto ulteriore dell’anima: Tzel e Tzelalim [modifica]
  • TzelTzelalim: sono tre livelli spirituali definiti metaforicamente ombra ed ombra nell’ombra; questi rivestono il corpo secondo la natura dell’individuo.
Possono essere macchiati spiritualmente dalle trasgressioni o da condotte etiche non consone e, quando a Sukkot viene sigillato il giudizio annuale, nel caso di un verdetto divino di morte entro l’anno essi si ritraggono dal corpo prima che essa avvenga per essere visionati da Dio dinanzi all’angelo Metatron per un giudizio ulteriore: il fatto che essi scompaiano dall’ambito fisico prima della morte non riguarda l’effetto della morte stessa poiché essa avviene effettivamente solo nel caso dell’abbandono del corpo delle anime succittate Nefesh, Ruach, Neshamah, Chayyah e Yechidah e non dello Tzel o degli Tzelalim. L’Arizal spiega che alcuni individui sono in grado di distinguere ad occhio nudo questi ultimi tre livelli.

L’Adam haRishon e l’Anima Universale

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Adamo.

Questa espressione presenta due significati principali differenti e non connessi ed un terzo elaborato dall’Avicebron:

  • nei testi della Qabbalah si riepilogano molte delle tradizioni secondo le quali ogni anima, creata fin dai primi giorni della Creazione, è riunita nella propria interezza nella persona che seguirà e condurrà la propria vita secondo le peculiarità proprie; esiste quindi una sorta di unione di tutte le anime che dovranno nascere; ognuna mantiene il proprio livello e grado e le proprie qualità che dovranno essere migliorati nel corso della vita dopo la nascita. In questo senso viene confermato quanto insegnato da molti maestri ebrei come l’Arizal a proposito della natura di tutte le anime esistenti, natura determinata dall’appartenenza distinta di ognuna ad uno dei 4 Mondi di cui parla la Qabbalah: esistono quindi anime originarie del Mondo di Atziluth, altre di quello di Beri’ah, diYetzirah o di Asiyah’.
  • Il secondo significato riguarda l’interpretazione del suo simbolismo unitamente al paragone con la profezia: con questo paragone, in questo caso, la si confronta con la possibilità che l’Intelletto Agente possa essere collegato alla persona favorita in questo.
  • Elaborazione del secondo che ne è naturale e conseguente riflessione, vi è poi un terzo significato, già individuato anche dall’Avicebron, secondo cui per Anima Universale si intende il fondamento spirituale e sottile della Creazione tutta.

Esegesi ebraica nelle fonti scritturali [modifica]

Benché con anime di differente natura e quindi come conferma dell’insegnamento dell’esegesi ebraica secondo cui tutte le creature sono di eguale importanza di fronte a Dio, anche ad indicare la priorità dell’‘Olam haBa e dell’era messianica in una prospettiva spirituale nel mondo, la cui consapevolezza prima di essa è retaggio di pochi, rispetto all’aspetto meramente materiale dello stesso, nei libri dell’Ecclesiaste, si trovano dei versi rilevanti per il confronto, seppur nella netta distinzione, fra uomo ed animale:

« 19. Poiché la sorte de’ figliuoli degli uomini è la sorte delle bestie; agli uni e alle altre tocca la stessa sorte; come muore l’uno, così muore l’altra; hanno tutti un medesimo soffio, la superiorità dell’uomo sulla bestia non ha alcuna consistenza; 20. Tutti vanno in un medesimo luogo; tutti vengon dalla polvere, e tutti ritornano alla polvere. 21. Chi sa se il soffio dell’uomo sale in alto, e se il soffio della bestia scende in basso nella terra? 22 Mi sono accorto che nulla c’è di meglio per l’uomo che godere delle sue opere, perché questa è la sua sorte. Chi potrà infatti condurlo a vedere ciò che avverrà dopo di lui »
(‘Ecclesiaste, cap. 3, versi 19-22)

Cristianesimo

Un angelo prende l’anima di un morente (secolo XV)

Nel Nuovo Testamento non esiste una definizione univoca di anima. Paolo di Tarso fa riferimento ad una tripartizione dell’uomo, nominando il corpo, l’anima e lo spirito, già presente in Platone. La parola psychè (ψυχή, in lingua greca) ricorre da sola 102 volte, la prima dei quali nel Vangelo di Matteo 2:20, ed è usata nelle citazioni di passi dell’Antico Testamento dove è presente nefesh. Talvolta le due parole Psyche e Pneuma finiscono per assumere il medesimo significato.

Il termine greco psychè, è definito nei dizionari, tra l’altro, “vita”, e “anima come personalità e carattere” o usato per indicare la persona stessa. Anche in opere greche non bibliche il termine era usato a proposito di animali. Naturalmente opere del genere si basano più che altro sugli scritti di autori greci classici, e includono tutti i significati attribuiti alla parola dai filosofi greci pagani, fra cui “anima” dei morti, “anima, come sussistente senza il corpo, o contrapposta ad esso”, ecc. Dal momento che alcuni filosofi pagani pensavano che l’anima alla morte uscisse dal corpo, il termine psychè significava anche “farfalla”, creatura che subisce una metamorfosi, trasformandosi da crisalide in creatura alata.12

Teologia cattolica

La Chiesa cattolica non ha una definizione filosofica esplicita dell’anima, sebbene abbia respinto diverse dottrine come quelle gnostiche che sostenevano che l’anima individuale era increata perché della stessa sostanza divina, o la teoria della metempsicosi o ipotesi secondo le quali l’anima (intesa come anima razionale e spirito) non era considerata individuale e immortale. Fra gli autori ecclesiastici che hanno affrontato l’argomento, con diverse ipotesi, sono da annoverare Agostino di IpponaTommaso d’AquinoBonaventura da Bagnoregio. Mentre Agostino immagina l’anima come una specie di nocchiero del corpo, postulando un certo dualismo, Tommaso d’Aquino insiste sull’unità inscindibile dell’uomo. L’anima intellettuale è la forma del corpo e la sua separatezza dopo la morte è vista come un esilio, poiché essa è naturalmente unita al corpo, a cui tende con la resurrezione finale.

« II. «Corpore et anima unus» – Unità di anima e di corpo362 La persona umana, creata a immagine di Dio, è un essere insieme corporeo e spirituale. Il racconto biblico esprime questa realtà con un linguaggio simbolico, quando dice: « Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita, e l’uomo divenne un essere vivente » (Gn 2,7). L’uomo tutto intero è quindi voluto da Dio.

363 Spesso, nella Sacra Scrittura, il termine anima indica la vita umana, oppure tutta la persona umana. Ma designa anche tutto ciò che nell’uomo vi è di più intimo e di maggior valore, ciò per cui più particolarmente egli è immagine di Dio: « anima » significa il principio spirituale nell’uomo.

364 Il corpo dell’uomo partecipa alla dignità di « immagine di Dio »: è corpo umano proprio perché è animato dall’anima spirituale, ed è la persona umana tutta intera ad essere destinata a diventare, nel corpo di Cristo, il tempio dello Spirito.

« Unità di anima e di corpo, l’uomo sintetizza in sé, per la sua stessa condizione corporale, gli elementi del mondo materiale, così che questi, attraverso di lui, toccano il loro vertice e prendono voce per lodare in libertà il Creatore. Allora, non è lecito all’uomo disprezzare la vita corporale; egli anzi è tenuto a considerare buono e degno di onore il proprio corpo, appunto perché creato da Dio e destinato alla risurrezione nell’ultimo giorno ».

365 L’unità dell’anima e del corpo è così profonda che si deve considerare l’anima come la « forma » del corpo; ciò significa che grazie all’anima spirituale il corpo, composto di materia, è un corpo umano e vivente; lo spirito e la materia, nell’uomo, non sono due nature congiunte, ma la loro unione forma un’unica natura.

366 La Chiesa insegna che ogni anima spirituale è creata direttamente da Dio – non è « prodotta » dai genitori – ed è immortale: essa non perisce al momento della sua separazione dal corpo nella morte, e di nuovo si unirà al corpo al momento della risurrezione finale.

367 Talvolta si dà il caso che l’anima sia distinta dallo spirito. Così san Paolo prega perché il nostro essere tutto intero, « spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore » (1 Ts 5,23). La Chiesa insegna che tale distinzione non introduce una dualità nell’anima. « Spirito » significa che sin dalla sua creazione l’uomo è ordinato al suo fine soprannaturale, e che la sua anima è capace di essere gratuitamente elevata alla comunione con Dio.

368 La tradizione spirituale della Chiesa insiste anche sul cuore, nel senso biblico di « profondità dell’essere » (« in visceribus »: Ger 31,33), dove la persona si decide o non si decide per Dio. »

(COMPENDIO CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA (2005))

Teologia ortodossa

Per gli ortodossi, corpo e anima compongono la persona, e alla fine, corpo e anima verranno riuniti; quindi, il corpo di un santo condivide la santità dell’anima del santo.

Teologia protestante

Secondo il teologo protestante Cullmann, autore di Immortalità dell’anima o risurrezione?, pubblicato nel 1986,

« Lo stato intermedio fra la morte e la risurrezione del corpo è caratterizzato da un periodo di sonno, in cui gli addormentati (Prima lettera ai Tessalonicesi, 4,13) aspettano la resurrezione finale. »

Cullmann inoltre nel suo libro fa notare che la dottrina dell’immortalità dell’anima risale al II secolo e che deriva dalla analoga dottrina ellenica, presa a prestito dal cristianesimo.

In seguito, nella stessa opera, scrive:

« [Esiste] una differenza radicale fra l’attesa cristiana della risurrezione dei morti e la credenza greca nell’immortalità dell’anima… Se poi il cristianesimo successivo ha stabilito, più tardi, un legame fra le due credenze e se il cristiano medio oggi le confonde bellamente fra loro, ciò non ci è parsa sufficiente ragione per tacere su un punto che, con la maggioranza degli esegeti, consideriamo come la verità… Tutta la vita e tutto il pensiero del Nuovo Testamento [sono] dominati dalla fede nella risurrezione… L’uomo intero, che era davvero morto, è richiamato alla vita da un nuovo atto creatore di Dio. »

Islamismo

Nell’Islam si ritiene che l’infusione dell’anima avvenga al termine del quarto mese.

Il concetto di Anima nelle religioni induiste

Nell’Induismo, e nelle religioni ad esso collegate, l’anima è l’aspetto più puro e sottile dell’esistenza umana, il principio che dà vita alla totalità, e che influenza e caratterizza l’evoluzione di un individuo nella sua completezza. Non ha “rivestimenti”, viene infatti anche detta Anupadaka, cioè priva di aspetti che la separino dal resto della creazione. Il principio separativo, “ego”, è soltanto un riflesso limitato di questa immensa energia.

Nelle diverse vite che l’uomo si trova a vivere attraverso la reincarnazione, le esperienze vissute entrano a far parte del bagaglio dell’anima, che ha così la possibilità di ricordarle tutte. Il fatto di non ricordare nulla delle vite passate può dare un’idea della distanza che si viene ogni volta a creare tra la percezione che l’uomo ha di sé stesso durante la vita (ego) e la sua vera natura (anima).
Soltanto gli iniziati e i maestri riescono a ricordare le vite precedenti, perché la loro identificazione non è più con l’ego inferiore ma con il vero principio unificatore, e la sintonia con la loro anima è pressoché perfetta.

Tutte le pratiche Yoga e le diverse filosofie e religioni orientali hanno sostanzialmente come obiettivo la liberazione dalla schiavitù dell’ego e la definitiva sintonizzazione con l’energia della propria anima.

Nella tradizione esoterica si parla di anima individuale (Jiva) e anima suprema (Ātman). Poiché lo Yoga si pone appunto come obiettivo la fusione del jiva nell’atman, del sé individuale con quello Supremo (Dio, Bhagwan), esso mira in tal modo alla vera realizzazione spirituale e alla fine della sofferenza. L’Ātman, propriamente «respiro», può quindi essere inteso in un doppia accezione, sia come “anima del mondo”, sia come princìpio dell’anima individuale.

Il concetto di anima presso i popoli primitivi

Abbozzo antropologia
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Secondo le credenze sciamaniche, sono gli spiriti a muovere il creato, ancora prima degli dei. Gli spiriti sono presenti in tutti gli esseri viventi, e il loro rango è proporzionale alla creatura che animano. Ne conseguiva che con la morte, l’essere umano entrava nella dimensione degli spiriti, superiore a quella terrena. Da questo si deduceva la necessità di onorare il defunto, non solo per l’affetto, ma soprattutto perché da quel piano elevato poteva benedire i vivi. Da questo nasce anche la paura dei morti: se una persona, in vita era stata oppressa e maltrattata; giunta nel reame superiore poteva, in qualche modo vendicarsi.

Lessico, modi di dire, uso figurato

In generale, l’uso figurato di anima allude a qualcosa dotato di movimento e di vita (spesso più immaginaria che reale), oppure a qualcosa di segreto ma essenziale, che in qualche modo cambia la natura dell’oggetto in cui si installa.

  • Nei manufatti si definisce anima la componente dura, portante, interna, non visibile ma essenziale dell’oggetto, ad esempio:
    • bastone animato: è un bastone da passeggio che nasconde al proprio interno una lama affilata;
    • anima in polietilene o in poliuretano dentro pannelli in alluminio;
    • in liuteria si intende per anima il pezzetto di legno incastrato, non incollato, tra il fondo e la tavola degli strumenti ad arco.
  • cartoni animati sono disegni che, proiettati in rapida successione, danno l’illusione del movimento (come se prendessero vita e fossero dunque dotati di anima)
  • Un popolare proverbio recita: “La pubblicità è l’anima del commercio”.
  • Anima può essere una metonimia per “persona” in espressioni come “Un villaggio di poche anime“.

C’è poi un spettro semantico nel quale l’anima si riferisce ai morti:

  • la buonanima di…, espressione popolare per alludere a un defunto;
  • le anime sante, frequentemente stazionanti in purgatorio.

Note

  1. ^ Vocabolario Treccani.
  2. ^ Platone, Timeo, VIII, 34-37.
  3. ^ Plotino, Enneadi, I 1, 12.
  4. ^ Ibidem I, 1, 9.
  5. ^ Ibid. IV, 3, 31.
  6. ^ Ibid. IV, 3, 31.
  7. ^ Cfr. il trattato III, 5 Sull’Amore.
  8. ^ L’«Anima del Mondo» di cui parlava Schelling si ricollegava a sua volta alla concezione immanente di Spinoza, che tuttavia postulava sempre la precedenza di Dio e dello Spirito sulla natura (cfr. V. Hösle,Introduzione a Spinoza, EMSF, 1994).
  9. ^ Cfr. il trattato Emunoth ve-Deoth 6:3.
  10. ^ Ebr. Nèfesh haChayyah; latino animam viventem; greco psychè ton zòion.
  11. ^ «Tutta la Terra è piena della Sua Gloria» (Is6,3). Quello che che tu vai cercando tanto lontano da dove ti trovi ti soffia sempre sul collo. «Tutto il luogo in cui ti trovi infatti è sacro» (Es3,5). Allo stesso modo la tua anima non vive in un punto sopra il tuo corpo ma in tutto il tuo essere. Infatti, come il Creatore ricolma il Mondo, l’anima ricolma il corpo (Talmud Bavlì).
  12. ^ L. Rocci, Vocabolario greco-italiano, pp. 2060, 2061.

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