Alchimia

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L’alchimia

L’alchimia è un antico sistema filosofico esoterico che combina elementi di chimicafisicaastrologiaartesemioticametallurgiamedicinamisticismo ereligione. Il pensiero alchemico è considerato da molti01 il precursore della chimica moderna prima della nascita del metodo scientifico.

Vi sono tre grandi obiettivi che si proponevano gli alchimisti:

  • conquistare l’onniscienza
  • creare la panacea universale, un rimedio cioè per curare tutte le malattie, per generare e prolungare indefinitamente la vita
  • trovare un metodo per trasmutare tutti metalli vili in oro.

La pietra filosofale, sostanza di tipo etereo (che potrebbe essere una polvere, un liquido o una pietra), era il fine ultimo di ogni alchimista. Ogni alchimista mirava alla creazione di questa pietra che era considerata il fine ultimo dell’alchimia o arte regia.

L’alchimia, oltre ad essere una disciplina fisica e chimica, implicava un’esperienza di crescita ed un processo di liberazione e di salvezza dell’artefice dell’esperimento. In quest’ottica la scienza alchemica veniva sacralizzata e ricondotta ad un tipo di conoscenza metafisicafilosofica, assumendo connotatimisticisoteriologici, cosicché i processi e i simboli alchemici possiedono sovente un significato interiore relativo allo sviluppo spirituale in connessione con quello prettamente materiale della trasformazione fisica02.

Il termine alchimia deriva dall’arabo al-kimiyahal-kimiyàal-khimiyah (الكيمياءالخيمياء), composto dell’articolo al- e della parola kimiyà che significa “pietra filosofale” e che a sua volta, sembrerebbe discendere dal termine greco khymeia (χυμεία) che significa “fondere”, “colare insieme”, “saldare”, “allegare”, ecc. (da khumatos, “che è stato colato, un lingotto“). Un’altra etimologia collega la parola con Al Kemi, che significa “l’arte egizia”, dato che gli antichi Egizianichiamavano la loro terra Kemi ed erano considerati potenti maghi in tutto il mondo antico03. Il vocabolo potrebbe anche derivare da kim-iya, termine cinese che significa “succo per fare l’oro”.

Il laboratorio dell'alchimista, illustrazione di Hans Vredman de Vries. Heinrich Khunrath. Amphitheatrum sapientiae aeternae (Amburgo, 1595)

Indice

Introduzione

Per comprendere l’alchimia, bisogna considerare come la conversione di una sostanza in un’altra, che formò la base della metallurgia fin dal suo apparire verso la fine del Neolitico, appariva, in una cultura senza alcuna conoscenza formale di fisicachimica, come un’opera magica. Nei tempi remoti, una fisica priva di una componente metafisica sarebbe stata parziale ed incompleta al pari di una metafisica sprovvista di manifestazione fisica. Pertanto, per gli alchimisti non vi fu ragione alcuna di separare la dimensione materiale da quella simbolica o filosofica04.

 

L’alchimista di Pieter Bruegel il Vecchio

La trasmutazione dei metalli di base in oro (ad esempio con la pietra filosofalegrande elisirquintessenzapietra dei filosofitintura rossa) simboleggia un tentativo di arrivare alla perfezione e superare gli ultimi confini dell’esistenza. Gli alchimisti credevano che l’intero universo stesse tendendo verso uno stato di perfezione, e l’oro, per la sua intrinseca natura di incorruttibilità, era considerato la sostanza che più si avvicinava alla perfezione. Era anche logico pensare che riuscendo a svelare il segreto dell’immutabilità dell’oro si sarebbe ottenuta la chiave per vincere le malattie ed il decadimento organico; da ciò l’intrecciarsi di tematiche chimiche, spirituali ed astrologiche che furono caratteristiche dell’alchimia medievale.

La scienza dell’alchimia ebbe inoltre una notevole evoluzione nel tempo, iniziando quasi come un’appendice metallurgico-medicinale della religione, maturando in un ricco coacervo di studi, trasformandosi nel misticismo ed alla fine fornendo alcune delle fondamentali conoscenze empiriche nel campo della chimica e della medicina moderne.

Fino al XVIII secolo, l’alchimia era considerata una scienza seria in Europa; per esempio, Isaac Newton impiegò molto più tempo allo studio dell’alchimia piuttosto che a quello dedicato all’ottica o alla fisica05, per le quali divenne famoso. Tuttavia Newton mantenne sempre un notevole riserbo intorno ai suoi studi alchemici, e non pubblicò mai opere sull’argomento. Fu l’economista John Maynard Keynes che nel 1936 rese pubblici manoscritti newtoniani sull’alchimia, dei quali era entrato in possesso ad un’asta.

Altri eminenti alchimisti del mondo occidentale furono Ruggero Bacone06, San Tommaso d’Aquino07Tycho Brahe08Thomas Browne09, il Parmigianino10Giordano Bruno11, e fra gli ultimiCagliostro12. Il declino dell’alchimia iniziò nel XVIII secolo con la nascita della chimica moderna, che fornì una più precisa e reale struttura per le trasmutazioni della materia, e la medicina, con un nuovo grande disegno dell’universo basato sul materialismo razionale.

La storia dell’alchimia è diventata un prolifico campo per speculazioni accademiche. Via via che l’ermetico linguaggio degli alchimisti andava gradatamente decifrato, gli storici hanno cominciato a trovare connessioni intellettuali tra quella disciplina ed altre componenti della storia culturale occidentale, come le società mistiche, del tipo di quella dei Rosacroce13, la stregoneria e naturalmente l’evoluzione della scienza e della filosofia.

Processo alchemico

 

L’alchimista in cerca della Pietra Filosofale(1771) di Joseph Wright of Derby (Derby Museum and Art GalleryDerbyRegno Unito).

L’opus alchemicum per ottenere la pietra filosofale avveniva mediante sette procedimenti, divisi in quattro operazioni, PutrefazioneCalcinazione,DistillazioneSublimazione, e tre fasi, SoluzioneCoagulazioneTintura14.

Attraverso queste operazioni la “materia prima”, mescolata con lo zolfo ed il mercurio e scaldata nella fornace (atanor), si trasformerebbe gradualmente, passando attraverso vari stadi, contraddistinti dal colore assunto dalla materia durante la trasmutazione.

Il numero di queste fasi, variabile da tredodici a seconda degli autori di trattati alchimistici, è legato al significato magico dei numeri.

I tre stadi fondamentali sono15:

  • Nigredoopera al nero, in cui la materia si dissolve, putrefacendosi;
  • Albedoopera al bianco, durante la quale la sostanza si purifica, sublimandosi;
  • Rubedoopera al rosso, che rappresenta lo stadio in cui si ricompone, fissandosi;

Il concetto di sulphur et mercurius

Si tratta, letteralmente, di “zolfo e mercurio”, cioè, nel linguaggio simbolico dell’alchimia, di due essenze primordiali visti nel quadro di un sistema dualistico che ritiene qualsiasi materiale come miscela di questi due componenti, vale a dire di un elemento “in combustione” (zolfo) e di uno “volatile” (mercurio), dotati di gradi diversi di purezza e in un diverso rapporto di mescolanza tra loro. Da Paracelso (1493-1541) venne poi aggiunto un terzo elemento, il sal (il sale), che doveva costituire la tangibilità: quando il legno è in combustione, la fiamma prende origine dal sulphur, il mercurius trapassa in evaporazione, mentre il sal ne è la cenere residua16.

Simboli alchemici

L’universo alchemico è pervaso di simboli, che, intrecciandosi in mutue relazioni, permeano le varie operazioni e gli ingredienti costitutivi del processo per ottenere la pietra filosofale.

Così per esempio l’oro e l’argento acquisiscono nell’iconografia alchemica i tratti simbolici del Sole e della Luna, della luce e delle tenebre e del principio maschile e femminile, che si uniscono (sizigia) nella coniunctio oppositorum della Grande Opera (Rebis).

Simboli astrologici

 

Simboli da un libro sull’alchimia del XVII secolo. I simboli utilizzati hanno una corrispondenza univoca con quelli utilizzati nell’astrologia del tempo.

Gli elementi cosmici avevano grande importanza non solo per la loro influenza sui processi alchemici, ma anche per il parallelismo che li legava agli elementi naturali, in base alla credenza che “ciò che sta in basso è come ciò che sta in alto”.

Tradizionalmente, ognuno dei sette corpi celesti del sistema solare conosciuti dagli antichi era associato con un determinato metallo

La lista del dominio dei corpi celesti sui metalli è la seguente17:

Sia i metalli che i corpi celesti erano in relazione con l’anatomia umana e le sette viscere dell’uomo.

Simboli animali

 

L’uroboro in un’incisione di Lucas Jennis nel trattato alchemico De Lapide Philisophico.

Nelle illustrazioni dei trattati medievali e di epoca rinascimentale compaiono spesso figure animali e fantastiche. I tre principali stadi attraverso i quali la materia si trasformava, la nigredo, l’albedo e la rubedo erano rispettivamente simboleggiati dal corvo, dal cigno e dalla fenice.

Quest’ultima, per la sua capacità di rinascere dalle proprie ceneri, incarna il principio del “nulla si crea e nulla si distrugge”, tema centrale della speculazione alchimistica.

Inoltre, era sempre la fenice a deporre l’uovo cosmico, che a sua volta raffigurava il contenitore in cui era posta la sostanza da trasformare.

Anche il serpente ouroboros, che si mangia la coda, ricorre spesso nelle raffigurazioni delle opere alchemiche, in quanto simbolo della ciclicità del tempo e dell'”Uno il Tutto” (“En to Pan“).

Storia

L’alchimia abbraccia alcune tradizioni filosofiche che si sono propagate per quattro millenni e tre continenti, e la loro generale inclinazione per un linguaggio criptico e simbolico rende difficile tracciare le loro mutue influenze e relazioni.

Si possono distinguere almeno due grandi canali, che sembrano essere in gran parte indipendenti, almeno nelle tappe più remote: l’alchimia orientale, attiva inCina e nella zona della sua influenza culturale, e l’alchimia occidentale, il cui centro nei millenni è slittato tra EgittoGreciaRoma, il mondo islamico ed alla fine l’Europa. L’alchimia cinese fu strettamente connessa al Taoismo, mentre quella occidentale sviluppò un proprio sistema filosofico, connesso solo superficialmente con le maggiori religioni occidentali. Se queste due tipologie abbiano avuto una comune origine e fino a che punto si siano influenzate l’una con l’altra è tuttora oggetto di questione.

Alchimia cinese

Mentre quella occidentale fu più concentrata sulla trasmutazione dei metalli, l’alchimia cinese ebbe una maggiore connessione con la medicina18. La pietra filosofale degli alchimisti europei può essere comparata con l’elisir dell’immortalità cercato dagli alchimisti cinesi. Comunque, da un punto di vista ermetico, questi due interessi non erano separati e la pietra dei filosofi era spesso equiparata all’elisir di lunga vita.

 

Testo attribuito a Ge Hong.

La Cina appare il centro di una tradizione alchemica molto antica, risalente forse al IVIII secolo a.C., ma documentata con sicurezza per la prima volta nel Ts’an T’ung Ch’i, scritto verso il 142 a.C. da Wei Po-Yang, sotto forma di commentario all’I-ChingLibro delle Mutazioni. In questa opera, classico del Canone taoista, l’autore afferma che i contenuti del Libro delle Mutazioni, delle dottrine taoiste e dei procedimenti alchemici siano variazioni di un’unica materia sotto il travestimento di nomi diversi. Egli fonda il processo alchimistico sulle dottrine dei cinque stati di mutamento, erroneamente chiamati “elementi” (acqua, fuoco, legno, metallo e terra) e dei due contrari (yinyang): di questi due, il primo è associato alla luna ed il secondo al sole, e dalla loro dinamica si originano gli elementi. Ogni elemento combinato con yang differirebbe da quello combinato con yin, nel senso che il primo è attivo e maschile, il secondo passivo e femminile. Il testo, di non facile interpretazione, per le sue interferenze con dottrine cosmologiche e magiche, presenta una concezione evolutiva dei metalli e il loro trasferimento su piani non sperimentali, ora psichici, ora cosmici. Nel IV secolo l’alchimia ha un nuovo grande maestro in Ko Hung, detto Pao-p’u-tzu, che aggiunge alle tecniche indicate alcuni particolari metodi taoisti destinati alla conquista dell’immortalità. Questo fu l’avvio per una sempre più stretta connessione con forme taoiste di medicina tradizionale cinese ed una ricca fioritura di opere fino al XIII secolo.19

Le scuole di alchimia cinese, pur avendo come obiettivo comune la ricerca dell’immortalità, si differenziavano per i metodi di ricerca:

  • Gli alchimisti della scuola esterna si occupavano prevalentemente della ricerca dell’elisir di lunga vita attraverso la produzione di rimedi, elisir e pillole dell’immortalità, le cui componenti erano in gran parte sostanze vegetali e in misura minore sostanze animali e minerali.
  • Gli alchimisti della scuola interna, invece, ricercavano l’immortalità attraverso l’utilizzo di pratiche fisiche e mentali che provocassero una trasmutazione del corpo, consentendo al praticante di vivere indefinitamente. Il corpo stesso del praticante veniva concepito come un laboratorio alchemico e l’elisir di lunga vita scaturiva teoricamente dalla distillazione di sostanze corporee, prodotte attraverso l’utilizzo delle funzioni vitali (respirazione, circolazione, funzionamento endocrino, etc..) che venivano guidate dall’alchimista.

La medicina tradizionale cinese ha ereditato dall’alchimia esterna le basi di farmacologia tradizionale e dall’alchimia interna la parte relativa al qi gong ed alle ginnastiche mediche. In queste discipline molti dei termini utilizzati sono di chiara derivazione alchemica.

Alchimia indiana

Le caratteristiche e la storia della alchimia indiana sono poco conosciute in Occidente. Uno scienziato che visse in Persia nell’XI secolo chiamato al-Biruni ha scritto che gli Indù avevano una scienza simile all’alchimia, che è chiamata rasayana (che significa via del succo (o essenza)), indicando con essa l’uso di una medicina che allontana la vecchiaia. Probabilmente in una fase pre-yogica e pre-tantrica l’immortalità e la felicità sarebbero state ricercate in una pozione di origine vegetale e non metallica. Il padre dell’alchimia indiana è considerato Nagarjuna, figura semileggendaria, ritenuto l’autore di alcuni testi alchemici quali il trattato di magia Kaksaputa Tantra, quello sul mercurio Rasendramangalam e il Susruta Samhita. Il migliore esempio di un testo basato su questa scienza è ilVaishashik Darshana di Kanad (vissuto intorno al 600), che descrisse una teoria atomica circa un secolo prima di Democrito.20.

Alchimia nell’antico Egitto

 

Ermete Trismegisto

Gli alchimisti occidentali generalmente fanno risalire l’origine della loro arte all’antico Egitto21Metallurgiamisticismo erano inesorabilmente legati insieme nel mondo antico, in cui una cosa come la trasformazione dell’oro grezzo in un metallo scintillante doveva sembrare un atto governato da regole misteriose.

La città di Alessandria in Egitto fu un centro di conoscenza alchemica, e conservò la propria preminenza fino al declino della cultura egiziana antica. Sfortunatamente non esistono documenti originali egizi sull’alchimia. Questi scritti, qualora fossero esistiti, andarono perduti nell’incendio della Biblioteca di Alessandria, nel 391. L’alchimia egiziana è per lo più conosciuta attraverso le opere di antichi filosofi greci, sopravvissute solamente in traduzioni islamiche.

La leggenda vuole che il fondatore dell’alchimia egiziana fosse il dio Thot, chiamato Ermes-Thoth o Ermes il tre volte grande (Ermes Trismegisto) dai Greci. Secondo la leggenda il dio avrebbe scritto i quarantadue libri della conoscenza, che avrebbero coperto tutti i campi dello scibile, fra cui anche l’alchimia. Il simbolo di Ermes era il caduceo, che divenne uno dei principali simboli alchemici. La Tavola di Smeraldo di Ermes Trismegistus, che è nota solamente attraverso traduzioni greche ed arabe, è generalmente considerata la base per la pratica e la filosofia alchemica occidentale.22

Alchimia greco-alessandrina

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce elementi (filosofia).

Le dottrine alchimistiche della scuola greca passarono attraverso tre fasi evolutive: l’alchimia come tecnica, cioè l’arte prechimica degli artigiani egizi, l’alchimia come filosofia ed infine quella religiosa. I Greci si appropriarono delle dottrine ermetiche degli Egiziani, mescolandole, nell’ambiente sincretistico della cultura alessandrina, con le filosofie del Pitagorismo e della scuola ionica e successivamente dello Gnosticismo. La filosofia pitagorica consiste essenzialmente nella credenza che i numeri governino l’universo e che siano l’essenza di tutte le cose, dal suono alle forme.

 

La Tavola di Smeraldo – versione latina – dal De AlchimiaNorimberga 1541.

Il pensiero della scuola ionica era basato sulla ricerca di un principio unico e originario per tutti i fenomeni naturali; questa filosofia, i cui esponenti principali furono Talete ed Anassimandro, fu poi sviluppata da Platone ed Aristotele, le cui opere finirono per diventare parte integrante dell’alchimia. Si delinea, come base della nuova scienza, la nozione di una materia prima che forma l’universo, e che può essere spiegata solamente attraverso attente esplorazioni filosofiche. Un concetto molto importante, introdotto in quel tempo da Empedocle, è che tutte le cose nell’universo erano formate solamente da quattroelementiterraariaacquafuoco. A questi elementi Aristotele aggiunge l’etere, la materia di cui sono formati i cieli e che viene denominata quintessenza. La terza fase si differenzia dalla precedente di speculazione filosofica per le caratteristiche di una religione esoterica, per l’abbondanza di rituali misteriosi e per il linguaggio. Nei primi secoli dell’età imperiale, in età ellenistica, si sviluppò una letteratura di carattere filosofico-soteriologico-religiosa, di vario carattere, accomunata dalla pretesa rivelazione da parte del dio Thot-Ermete, da cui il nome di letteratura ermetica. Il supporto dottrinale di questa letteratura è una forma di metafisica che si rifà al Neoplatonismo ed al Neopitagorismo.

Nel II secolo sarebbero stati scritti anche gli Oracoli caldaici, dei quali sono pervenuti solo frammenti, che presentano molte analogie con gli scritti ermetici. In questo momento storico, quindi, si sarebbe operata una fusione tra il patrimonio filosofico greco e la gnosi ermetica, nella quale la grande opera assume connotati di tecnica tesa alla realizzazione in senso interiore e cosmico23.

Tra gli alchimisti ellenistici vanno citati Bolo di MendeZosimo di Panopoli, il primo autore che abbia scritto opere alchemiche in modo sistematico e firmando la propria creazione.24

Alchimia nel mondo islamico

La distruzione del Serapeo e della Biblioteca di Alessandria segnò la fine del centro culturale greco, spostando il processo dello sviluppo alchemico verso ilVicino Oriente. L’alchimia islamica è molto meglio conosciuta perché meglio documentata e molti dei testi antichi giunti sino a noi si sono preservati come traduzioni islamiche.

Alchimisti islamici come al-Razî25(in latino Rasis o Rhazes) diedero un contributo fondamentale alle scoperte chimiche, come la tecnica della distillazione, e ai loro esperimenti si devono l’acido muriatico (l’antico nome dell’acido cloridrico), l’acido solforico e l’acido nitrico, oltre alla soda (al-natrun) e potassio (al-qali), da cui derivano i nomi internazionali di sodiopotassioNatriumKalium. L’apporto di nomenclatura alchimistica a tutta la posteriore cultura occidentale è di origine araba: termini arabi sono infatti alchimiaatanor (fornace), azoth (forma corrotta da al-zawq, ‘mercurio’), alcool(da al-kohl, indicante una polvere per il trucco ricavata dall’ ‘antimonio’), elisir (da al-iksīr, “pietra” filosofale) e alambicco. La scoperta che l’acqua regia, un composto di acido nitrico e muriatico, potesse dissolvere il metallo nobile – l’oro – accese l’immaginazione degli alchimisti per il millennio a venire.

I filosofi islamici diedero anche grandi contributi all’ermetismo alchemico.26. Al riguardo la più grande e influente figura è probabilmente Jâbir ibn Hayyân (in arabo جابر إبن حيان, il Geber o Geberus dei Latini). Questo importante alchimista, nato agli inizi dell’VIII secolo, fu il primo, a quanto sembra, ad aver analizzato gli elementi secondo le quattro qualità base di caldofreddoseccoumido. Jâbir ipotizzò che, siccome in ogni metallo due di queste qualità erano interne e due esterne, mescolando le qualità di un metallo, si sarebbe ottenuto un altro metallo. La grande serie di scritti che gli vengono attribuiti esercitò un’enorme influenza sulle correnti alchimistiche europee.27

Alchimia nell’Europa medievale

 

Pagina dal trattato di alchimia diRaimondo Lullo (XVI secolo)

Dopo essere caduta alquanto in disuso durante l’alto Medioevo, l’Occidente riprende contatto con la tradizione alchemica greca attraverso gli Arabi. L’incontro tra la cultura alchemica araba ed il mondo latino avviene per la prima volta in Spagna, probabilmente ad opera di Gerberto di Aurillac, che più tardi divenne Papa Silvestro II, (morto nel 1003). Nel XII secolo va ricordata la figura del più importante dei traduttori di opere arabe, Gerardo da Cremona, che interpretò Averroè, tradusse l’Almagesto, e forse alcune opere di Razes e Geberus.28

Il rientro vero e proprio dell’alchimia in Europa viene in genere fatto risalire al 1144, quando Roberto di Chester tradusse dall’arabo il Liber de compositione alchimiae, un libro dai forti connotati iniziatici, mistici e esoterici, nel quale un saggio, Morieno, erede del sapere di Ermete Trismegisto, insegna al Re Calid.29

Il materiale alchimistico dei testi arabi verrà rielaborato durante tutto il XIII secoloAlberto Magno (11931280) affronta la tematica alchemica nel De mirabilibus mundi30 e nel Liber de Alchemia di incerta attribuzione. A Tommaso d’Aquino (12251274) vengono attribuiti alcuni opuscoli alchemici, nei quali è dichiarata la possibilità della produzione dell’oro e dell’argento.

Il primo vero alchimista dell’Europa medievale deve essere considerato Roger Bacon (12411294) un Francescano che esplorò i campi dell’ottica e dellalinguistica oltre agli studi alchemici. Le sue opere, il Breve Breviarium, il Tractatus trium verborum e lo Speculum Alchimiae, oltre ai numerosi pseudo-epigrafi a lui attribuiti, furono utilizzate dagli alchimisti dal XV al XIX secolo31.

Alla fine del XIII secolo l’alchimia si sviluppò in un sistema strutturato di credenze, grazie anche all’opera di Arnaldo da Villanova (ca. 1240-ca. 1312), con il suoRosarium Philosophorum32, e soprattutto con Raimondo Lullo (12351315), che divenne presto una leggenda per la sua presunta abilità alchemica33.

Nel XIV secolo l’alchimia ebbe una flessione a causa dell’editto di Papa Giovanni XXII (Spondent Pariter) che vietava la pratica alchemica, fatto che scoraggiò gli alchimisti appartenenti alla Chiesa dal continuare gli esperimenti.

 

Misteriosi simboli alchemici incisi sulla tomba diNicholas Flamel a Parigi

L’alchimia fu comunque tenuta viva da uomini come Nicholas Flamel, il quale è degno di nota solamente perché fu uno dei pochi alchimisti a scrivere in questi tempi travagliati34. Flamel visse dal 1330 al 1419 e sarebbe servito da archetipo per la fase successiva della pratica alchemica. Il suo unico interesse per l’alchimia ruotava intorno alla ricerca della pietra filosofale; in anni di paziente lavoro riuscì a tradurre il mitico Libro di Abramo l’ebreo, che avrebbe acquistato nel 1357, e che gli avrebbe rivelato i segreti per la costruzione della pietra dei filosofi.

Nell’alto Medioevo gli alchimisti si concentrarono nella ricerca dell’elisir della giovinezza e della pietra filosofale, credendo che fossero entità separate. In quel periodo molti di loro interpretavano la purificazione dell’anima in connessione con la trasmutazione del piombo in oro (nella quale credevano che ilmercurio giocasse un ruolo cruciale). Questi individui erano visti come maghi e incantatori da molti, e furono spesso perseguitati per le loro pratiche.

Alchimia nel Rinascimento e nell’età moderna

 

The Alchemist di Sir William Fettes DouglasXIX secolo

Nel contesto delle idee del Cinquecento è impossibile delimitare una disciplina scientifica dall’altra, come anche tracciare molte linee di separazione tra il complesso delle scienze da un lato e la riflessione speculativa e magico-astrologica dall’altro. In questo periodo magia e medicina, alchimia e scienze naturali e addirittura astrologia e astronomia operano in una sorta di simbiosi, legate le une alle altre in modo spesso inestricabile.

Agli inizi del XVI secolo uno dei maggiori interpreti di questo coacervo di discipline scientifiche fu il medico, astrologo, filosofo e alchimista Heinrich Cornelius Agrippa von Nettesheim14861535. Costui credeva di essere un mago e di essere capace di evocare gli spiriti. La sua influenza fu di modesta entità, ma come Flamel, produsse opere, fra le quali il De occulta philosophia, alle quali fecero riferimento tutti gli alchimisti posteriori. Ancora come Flamel fece molto per cambiare l’alchimia da una filosofia mistica ad una magia occultista. Inoltre mantenne vive le filosofie degli antichi alchimisti, che includevano scienza sperimentale, numerologia, ecc., aggiungendovi la teoria magica, che rinforzava l’idea di alchimia come credenza occultista35.

Il nome più importante di questo periodo è, senza dubbio, Paracelso, (Theophrastus Bombastus von Hohenheim, 14931541), il quale diede una nuova forma all’alchimia, spazzando via un certo occultismo che si era accumulato negli anni e promuovendo l’utilizzo di osservazioni empiriche ed esperimenti tesi a comprendere il corpo umano36. Rigettò le tradizioni gnostiche e le teorie magiche, pur mantenendo molto delle filosofie ermetiche, neoplatoniche e pitagoriche.

Per Paracelso l’alchimia era la scienza della trasformazione dei metalli reperibili in natura per produrre composti utili per l’umanità. La iatrochimica diParacelso era basata sulla teoria che il corpo umano fosse un sistema chimico nel quale giocano un ruolo fondamentale i due tradizionali principi degli alchimisti, e cioè lo zolfo ed il mercurio, ai quali lo scienziato ne aggiunse un terzo: il sale. Paracelso era convinto che l’origine delle malattie fosse da ricercare nello squilibrio di questi principi chimici e non dalla disarmonia degli umori, come pensavano i galenici. Quindi, secondo lui, la salute poteva essere ristabilita utilizzando rimedi di natura minerale e non di natura organica.

 

Il laboratorio dell’Alchimista diGiovanni StradanoStudiolo di Francesco I nel Palazzo Vecchio aFirenze.

Anche molti artisti, come per esempio il Parmigianino, e persino personalità politiche del periodo si interessarono all’alchimia. Tra questi: Caterina Sforza37Francesco I de’ Medici38, nel cui studiolo di Palazzo Vecchio fece dipingere allegorie alchimistiche da Giovanni Stradano, e Cosimo I de’ Medici.39

In Inghilterra, l’alchimia nel XVI secolo è spesso associata al dottor John Dee (15271608), meglio conosciuto per il suo ruolo di astrologo, crittografo ed in generale “consulente scientifico” della regina Elisabetta I d’Inghilterra. Dee si interessò anche di alchimia tanto da scrivere un libro sull’argomento (Monas Hieroglyphica1564) influenzato dalla Cabala.40

Il declino dell’alchimia occidentale

Il declino dell’alchimia in Occidente fu causato dalla nascita della scienza moderna con i suoi richiami a rigorose sperimentazioni scientifiche ed al concetto dimaterialismo.

Nel XVII secolo Robert Boyle (16271691) diede l’avvio al metodo scientifico nelle investigazioni chimiche, alla base di un nuovo approccio alla comprensione della trasformazione della materia, che di fatto rivelò la futilità delle ricerche alchemiche della pietra filosofale.

Anche gli enormi passi avanti compiuti dalla medicina nel periodo seguente la iatrochimica di Paracelso, supportati dagli sviluppi paralleli della chimica organica, diedero un duro colpo alle speranze dell’alchimia di reperire elisir miracolosi, mostrando l’inefficacia se non la tossicità dei suoi rimedi.

Ridotta ad arcano sistema filosofico, scarsamente connesso al mondo materiale, l’Ars magna subì il fato comune di altre discipline esoteriche quali l’astrologia e la cabala; esclusa dagli studi universitari e ostracizzata dagli scienziati, si cominciò a guardare ad essa come all’epitome della superstizione41.

A livello popolare, tuttavia, l’alchimista era ancora considerato come il depositario di grandi saperi arcani. Facendo leva sulla credulità popolare, molti imbroglioni si attribuirono titoli di guaritore e per dimostrare effettive capacità produssero manuali manoscritti che imitavano, nel gergo e nelle illustrazioni, i trattati di famosi autori alchemici (in tal modo, nacquero anche i cosiddetti “erbari dei falsi alchimisti” che solo di recente hanno iniziato ad essere analizzati in modo attento dagli studiosi).

Dopo aver goduto per più di duemila anni di un grande prestigio intellettuale e materiale, l’alchimia uscì in tal modo dal pensiero occidentale, salvo ricomparire nelle opere di studiosi a cavallo tra scienza, filosofia ed esoterismo, quali lo psicanalista Carl Gustav Jung42, il pensatore Julius Evola43 e l’esoterista, alchimista e scrittore italiano Giuliano Kremmerz.

Influenza culturale

Nella psicoanalisi

Il simbolismo alchemico è stato occasionalmente utilizzato nel XX secolo dagli psicoanalisti, uno dei quali, Jung, ha riesaminato la teoria ed il simbolismo alchemico ed ha iniziato a mettere in luce il significato intrinseco del lavoro alchemico come ricerca spirituale.44

L’esposizione junghiana della teoria dei rapporti intercorrenti tra alchimia ed inconscio si trova in varie sue opere che abbracciano un arco di tempo che va dai primi anni 1940 a praticamente fino alla sua morte avvenuta nel 1961:

  • Psicologia e alchimia (1944)
  • Psicologia del transfert (1946)45
  • Saggi sull’alchimia (1948)
  • Mysterium Coniunctionis (1956).

La tesi dello psicanalista svizzero consiste nell’identificazione delle analogie esistenti tra i processi alchemici e quelli legati alla sfera dell’immaginazione ed in particolare a quella onirica.

Secondo Jung, le fasi attraverso le quali avverrebbe l’opus alchemicum avrebbero una corrispondenza nel processo di individuazione, inteso come consapevolezza della propria individualità e scoperta dell’essere interiore. Mentre l’alchimia non sarebbe altro che la proiezione (psicologia) nel mondo materiale degli archetipi dell’inconscio collettivo, il procedimento per ottenere la pietra filosofalerappresenterebbe l’itinerario psichico che conduce alla coscienza di sé ed alla liberazione dell’io dai conflitti interiori.46

Nella narrativa

  • Molti autori hanno bersagliato gli alchimisti con critiche ed attacchi satirici. Il più famoso di questi è la commedia The Alchemist di Ben Jonson.
  • Le vie ed i metodi dell’alchimia sono essenziali nel romanzo L’alchimista di Paulo Coelho.
  • L’alchimia è il tema principale della serie Golden Sun.
  • In Guerre stellari con il termine Alchimia Sith è indicata una sorta di ingegneria genetica usata dai Sith per creare delle creature mutate e utilizzate in vari modi.
  • Nel romanzo “L’angelo della finestra d’occidente” (1927 – “Der Engel vom weistlicher Fenster”) lo scrittore ed esoterista Gustav Meyrink inscena la biografia di un alchimista realmente vissuto (John Dee), in modo da evocare gli stadi di un vero e proprio processo alchemico, in cui morte e rinascita sono momenti progressivi per accedere all’autentica conoscenza.

Nella critica d’arte

Alcuni studiosi hanno iniziato a reinterpretare le grandi opere dell’Arte Rinascimentale alla luce del simbolismo alchemico, rintracciando nelle allegorie, nelle metafore e negli emblemi realizzati da Simone Martini, Botticelli, Leonardo, Michelangelo, Raffaello, Durer, Bosh, Brueghel, Caravaggio e Velazquez un filo di continuità con il pensiero alchemico. Tali studi sono riportati sui Quaderni dell’Arte Alchemica

Note

  1. ^ Mircea EliadeArti del metallo e alchimia, Torino 1980
  2. ^ Omraam Mikhaël AïvanhovIl lavoro alchemico ovvero la ricerca della perfezione1996, Edizioni Prosveta
  3. ^ Online Ethymology Dictionary. Alchemy
  4. ^ E. Canseliet. L’Alchimia. Studi diversi di Simbolismo Ermetico e di Pratica Filosofale. Roma 1985
  5. ^ Newton and alchemy
  6. ^ Le miroir d’Alchimie
  7. ^ Scrisse un’opera dal titolo De alchimia
  8. ^ Brahe
  9. ^ Thomas Browne
  10. ^ Il Parmigianino e l’alchimia
  11. ^ Gioele MagaldiGiordano Bruno e l’alchimia, Pericle Tangerine, 2004 ISBN 88-88645-23-3
  12. ^ Iain McCalman, L’ultimo alchimista. Cagliostro, mago nell’Età dei Lumi, trad. it. di G. Caputo, Lindau editore, 2007 ISBN 88-7180-645-X
  13. ^ Churton, Tobias. The Golden Builders: Alchemists, Rosicrucians, and the First Freemasons, New York: Barnes and Noble, 2002
  14. ^ Georges Ranque, La pietra filosofale, Edizioni Mediterranee, 1989
  15. ^ Meyrink und das theomorphische Menschenbild
  16. ^ Read, J., Through alchemy to chemistry, London: Bell and Sons, 1961
  17. ^ Appunti di storia della chimica
  18. ^ Introduzione all’alchimia cinese
  19. ^ Cooper. J.C., Chinese Alchemy: the Daoist Quest for Immortality. Sterling Publishing Co. Inc. New York, 1990. Pag. 55-70
  20. ^ Arturo Schwarz, Introduzione all’alchimia indiana, Bari, Laterza, 1984 ISBN 88-420-2489-9
  21. ^ Erich Neumann, The origins and history of consciousness, New York : Pantheon Books, 1954. p. 255, nota 76: “Since Alchemy actually originated in Egypt, it is not improbable that esoteric interpretations of the Osiris myth are among the foundations of the art …
  22. ^ Jack Lindsay, Les origines de l’alchimie dans l’Égypte gréco-romaine, Monaco, 1986
  23. ^ Françoise Bonardel, La Voie hermétique, Paris, Dervy, 2002
  24. ^ Secondo quel che scrive Suida, Zosimo fu autore di un’opera intitolata Chemeutikà, dedicata alla sorella Teosebia
  25. ^ Die Alchemie al-Razi’s, “Der Islam”, Vol. XXII, pp. 283-319
  26. ^ Julius Ruska, Arabische Alchemisten, t. II : Ga’far Alsadîq, Heildelberg, 1924
  27. ^ Pierre Lory, Dix traités d’alchimie de Jâbir ibn Hayyân. Les dix premiers Traités du Livre des Soixante-dix, Paris, Sindbad, 1983. Paul Kraus, Jâbir ibn Hayyân. Contribution à l’histoire des idées scientifiques dans l’Islam, Cairo, Memorie presentate all’Istituto d’Egitto, 1942-1943, 2 t.
  28. ^ Antoine Calvet, Alchimie – Occident médiéval in Dictionnaire critique de l’ésotérisme, sous la dir. de Jean Servier, PUF, 1998.
  29. ^ The arabic origin of Liber de compositione alchimiae
  30. ^ Alberto Magno
  31. ^ Jeremiah Hackett, Roger Bacon: His Life, Career, and Works, in Hackett, Roger Bacon and the Sciences, pp. 17–19
  32. ^ Herbert Silberer, Problemi della mistica e del suo significato simbolico, Vivarium, 1999
  33. ^ Michela Pereira, The alchemical corpus attributed to Raimond Lull, Warburg Institute Surveys and Texts, vol. 18, Londra, 1989
  34. ^ Michael Scott, The Alchemyst: The Secrets of The Immortal Nicholas Flamel, 2007
  35. ^ Agrippa von Nettesheim
  36. ^ J. Read, Through alchemy to chemistry, London: Bell and Sons, 1961
  37. ^ Natale Graziani Gabriella Venturelli, Caterina Sforza, p. 151. Cles, Arnoldo Mondadori Editore, 2001 ISBN 88-04-49129-9
  38. ^ Francesco I de’Medici: il principe alchimista
  39. ^ Giulio Lensi orlandi Cardini, L’arte segreta. Cosimo e Francesco de’ Medici alchimisti, Nardini, 1991 ISBN 88-404-3815-7
  40. ^ John Dee (1527–1608): Alchemy – the Beginnings of Chemistry, Museum of Science and Industry in Manchester, 2005
  41. ^ E.J. Holmiard, Storia dell’alchimia, Firenze 1959
  42. ^ Michela Pereira, Arcana sapienza. L’alchimia dalle origini a Jung, Roma 2001
  43. ^ Elisabetta Valento, Homo Faber, Julius Evola fra arte e alchimia, Roma, Fondazione Julius Evola, 1994
  44. ^ Jung, C. G., Psychology and Alchemy, London: Routledge, 1964.
  45. ^ In quest’opera Jung prende in esame il Rosarium Philosophorum alchemico esaminando i parallelismi, quadro per quadro, tra il processo di trasformazione psicoanalitico e gli stadi del processo di trasformazione alchemico.
  46. ^ Jung, C. G., & Hinkle, B. M. Psychology of the Unconscious : a study of the transformations and symbolisms of the libido, a contribution to the history of the evolution of thought. London: Kegan Paul Trench Trubner, 1912

Bibliografia

 

Lexicon alchemiae

  • Bernard Joly Bibliographie de l’alchimie Revue d’histoire des sciences, 1996, 49-2-3 pp. 345–354
  • T. Burckardt, Alchimia, Torino 1961
  • Florin George CalianAlkimia Operativa and Alkimia Speculativa. Some Modern Controversies on the Historiography of Alchemy, Annual of Medieval Studies at CEU, 2010.
  • E. Canseliet. L’Alchimia. Studi diversi di Simbolismo Ermetico e di Pratica Filosofale. Roma 1985.
  • Mircea EliadeArti del metallo e alchimia, Torino 1980
  • Julius EvolaLa tradizione ermetica, Bari 1931
  • FulcanelliIl mistero delle cattedrali, 1926
  • FulcanelliLe dimore filosofali, 1931.
  • Marcello Fumagalli, Dizionario di alchimia e di chimica farmaceutica antiquaria. Dalla ricerca dell’Oro Filosofale all’Arte Spagirica di Paracelso, Edizioni Mediterranee Roma 2000
  • Eric John Holmyard, Storia dell’alchimiaOdoyaBologna 2009, 320 pp., ISBN 978-88-6288-047-3.
  • Paolo Lucarelli, Lettere musulmane. Riflessioni sull’Alchimia, Promolibri Magnanelli, Torino, 1998, ISBN 88-8156-073-9.
  • Vinci Verginelli, Bibliotheca Hermetica – Catalogo alquanto ragionato della raccolta Verginelli-Rota di antichi testi ermetici (secoli XV-XVIII), Firenze 1986.
  • Michela Pereira, Arcana sapienza. L’alchimia dalle origini a Jung, Roma 2001
  • Roberto PinottiEnrico BaccariniItalia Esoterica2004, Editoriale Olimpia.
  • Omraam Mikhaël AïvanhovIl lavoro alchemico ovvero la ricerca della perfezione1996, Edizioni Prosveta.
  • Omraam Mikhaël AïvanhovLa Pietra Filosofale, dai Vangeli ai trattati alchemici2005, Edizioni Prosveta.
  • Sebastiano B. Brocchi, Riflessioni sulla Grande Opera2006.
  • Alexander Roob, Alchimia e Mistica1997, Edizioni Taschen.
  • Anonimo, con commento e note a cura di Davide Melzi, Poemetto Alchemico1999, Edizioni della Terra di Mezzo.
  • Daniele Trucco, Suono originario: musica, magia e alchimia nel Rinascimento, L’arciere, Dronero 2003.
  • Zolla Elémire, Le meraviglie della naturaMilano 1975.
  • Tommaso PalamidessiAlchimia come via allo Spirito1949, Edizioni Grande Opera, Torino (ristampato dall’editore Arkeios).
  • Batfroi Severin, La via dell’alchimia cristiana, Arkeios, 2007 ISBN 978-88-86495-83-7.

Voci correlate

 

Un laboratorio alchemico, da The Story of Alchemy and the Beginnings of Chemistry

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Una risposta a Alchimia

  1. JolynNo Gravatar scrive:

    Heckuva good job. I sure apprceiate it.

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